giovedì 5 novembre 2015
“Sono qui. Appartengo”: lanciato il rapporto dell'ONU nel quadro della Campagna per porre fine all’apolidia
Gli apolidi si trovano in tutto il mondo: in Asia,
Africa, Medio Oriente, Europa e nelle Americhe. Si tratta di intere comunità,
neonati, bambini, coppie e anziani che soffrono di una comune maledizione, la
mancanza di una qualsiasi cittadinanza. Si è notato infatti come un problema in aumento a
causa di guerre, povertà e carestie che alimentano le migrazioni.
Secondo le statistiche, ogni 10 minuti nel mondo nasce un bambino senza
cittadinanza che l'UNHCR chiama “i bambini invisibili”. Questo fenomeno
comporta, spesso, gravi conseguenze: per esempio, in oltre 30 paesi i bambini invisibili non
hanno diritto a cure mediche, in 20 non possono essere legalmente vaccinati
ecc. Inoltre, i bambini apolidi condividono
gli stessi sentimenti di discriminazione, frustrazione e disperazione, si legge in un recente rapporto dell'UNHCR.
“Sono qui. Appartengo” (“I am here. I Belong”) è il titolo del rapporto lanciato al Palazzo di Vetro dell’ONU
a un anno dal lancio della Campagna per porre fine all'apolidia nel 2024. “Nessun bambino dovrebbe essere senza patria”,
ha dichiarato l'Alto Commissario dell'UNHCR Antonio Guterres, insistendo sui
danni psicologici derivanti dalla non appartenenza a uno Stato. “Nel breve periodo in cui i bambini possono
essere bambini, l'apolidia può scrivere su pietra gravi problemi che li
seguiranno per il resto della vita condannandoli a una esistenza di
discriminazione, frustrazione, disperazione”, ha sottolineato Guterres presentando il rapporto al dibattito ad alto livello sull'importanza del diritto alla cittadinanza che ha avuto
luogo il 3 novembre presso la sede dell'ONU a New York.
Condotta in diversi paesi, l'indagine
esamina ciò che pensano i bambini apolidi sui loro problemi comuni.
La campagna di 10 anni dell’UNHCR per porre fine
all’apolidia, illustrata da United Colours of Benetton, mira a valorizzare l’apertura di una finestra di opportunità per
raccogliere il sostegno pubblico, nazionale e internazionale, risolvere
pienamente le situazioni già esistenti e abolire definitivamente il flagello
dell’apolidia nell’arco di un decennio. Insomma l'obiettivo è di consentire a milioni di bambini
di esistere alla luce del sole.
Per poter interrompere il circolo vizioso dell’apolidia che colpisce
milioni di persone nel mondo, l'UNHCR invita
tutti gli Stati ad intraprendere le seguenti azioni:
-Assicurare che ogni nascita venga registrata, contribuendo in tal modo a stabilire una
prova legale della parentela e del luogo di nascita, elementi di prova
necessari per stabilire una nazionalità.
-Garantire che a tutti i bambini, che altrimenti ne rimarrebbero privi, sia concessa
la cittadinanza, come nel caso ad esempio in cui i loro genitori siano già
apolidi.
-Rimuovere le discriminazioni di genere dalle leggi sulla cittadinanza in modo che le
donne possano trasmettere la loro cittadinanza ai figli in condizioni di parità
rispetto agli uomini. Laddove siano i padri a essere apolidi o non possano o
non vogliano prendere provvedimenti per trasmettere la loro cittadinanza, la
parità di genere nella cittadinanza potrebbe prevenire l’apolidia nell’infanzia
in migliaia di casi.
-Risolvere le situazioni attuali di apolidia attraverso modifiche legislative o
politiche governative: nella maggior parte dei casi è l’approccio più semplice
ed economico per affrontare l’apolidia.
-Eliminare le discriminazioni per motivi di razza, etnia, religione, genere o
disabilità che a volte sono sancite dalla legge e che colpiscono centinaia di
migliaia di membri di gruppi minoritari in tutto il mondo.
